QUALI REGOLE RISPETTARE E QUANDO FARE IL TAMPONE

Nonostante sono mesi che sentiamo parlare di pandemia e Coronavirus, sono ancora tanti i dubbi che assalgono la nostra mente. Cerchiamo di fare un pò di chiarezza, rispondendo alle domande più frequenti. Per esempio, se siamo venuti in contatto con un soggetto risultato positivo al Covid, molti di noi non sanno esattamente come devono comportarsi e cosa bisogna fare in questi casi.

Innanzitutto è opportuno distinguere il contatto da contatto diretto e contatto indiretto.

  • CONTATTO DIRETTO:  viene anche definito contatto stretto e si tratta di un’ interazione prolungata, come quella che ci può essere tra persone conviventi della stessa famiglia; oppure, un’interazione breve ma significativa, come per esempio una conversazione di più di 15 minuti fatta senza mascherina o un contatto fisico (abbraccio, bacio, stretta di mano). In questo caso, se restiamo asintomatici dobbiamo solo fare la quarantena per 14 giorni. Se vogliamo uscire prima del termine dovremo allora sottoporci a un tampone dopo il 10° giorno, in quanto questo è il periodo stimato in cui il contagio potrebbe manifestarsi. Se diventiamo noi stessi sintomatici dovremo a quel punto fare il tampone e, nel caso risulti negativo possiamo considerarci liberi. Ovviamente non prima che i sintomi siano spariti del tutto, in modo da evitare di infettare gli altri anche solo con una forma influenzale. Se il tampone dà esito positivo, a quel punto non siamo più considerati contatti ma casi a tutti gli effetti.
  • CONTATTO INDIRETTO: in questo caso non siamo noi ad avere avuto un contatto stretto con la persona positiva, ma una terza persona che ha avuto contatti stretti con entrambi. Non dovremo fare niente se la persona con cui siamo venuti in contatto durante la sua quarantena non diventa a sua volta positiva. Se però le autorità sanitarie dispongono uno screening di comunità potremmo essere contattati.

Non solo, esistono anche differenti regole da rispettare nel caso in cui un positivo sia sintomatico o asintomatico. Se siamo positivi, ma asintomatici dopo 10 giorni di quarantena possiamo sottoporci al tampone e rientrare in comunità qualora questo risulti negativo. Se invece diventiamo un caso sintomatico possiamo rientrare in comunità in seguito a un tampone negativo effettuato dopo almeno 10 giorni di isolamento e almeno 3 giorni privi di sintomi.

Succede inoltre che in alcuni casi la positività al virus Covid-19 sia più lunga, ovvero che anche dopo aver fatto il tampone dopo 14 giorni, si risulti ancora positivi, nonostante non siano più presenti i sintomi, ad eccezione della perdita di gusto e olfatto che spesso restano per diverse settimane. In questo caso, è possibile uscire dall’isolamento dopo 21 giorni, se autorizzato dall’autorità sanitaria. Dipende dai casi. Gli immunodepressi per esempio sono spesso molto contagiosi per diverso tempo e, per loro, non verrebbe data l’autorizzazione a rientrare in comunità.

Cosa significano quarantena e isolamento?

Per quarantena si intende la restrizione di movimenti di soggetti sani per la durata del periodo di incubazione. Queste potrebbero infatti essere state esposte a un agente infettivo o a una malattia contagiosa. L’obiettivo è quello di controllare una eventuale comparsa di sintomi in modo da identificare in tempo nuovi casi.

Con il termine di isolamento si intende invece la separazione delle persone infette da coronavirus dal resto della comunità per la durata del periodo di contagiosità, in ambiente e condizioni tali da prevenire la trasmissione dell’infezione.

Quando bisogna fare il tampone?

E’ molto importante capire davvero quando bisogna fare il tampone in quanto si evita di sprecare questo strumento così importante sia per la diagnosi individuale della malattia sia per l’analisi della sua evoluzione collettiva sul territorio.

Il tampone naso-faringeo, o chiamato anche molecolare è lo strumento più adatto e più completo per accertare e diagnosticare l’infezione da coronavirus. Nei porti e negli aeroporti sono stati introdotti anche i test rapidi antigenici, in gergo vengono definiti «tamponi rapidi». La risposta infatti arriva in appena 15 minuti, le modalità di raccolta sono analoghe a quelle del tampone naso-faringeo, ma la specificità e la sensibilità di questo test sembrano inferiori a quelle del test molecolare. Motivo per cui i risultati del «tampone rapido», se si vuole la sicurezza di non essere stati contagiati, vanno confermati con il tampone naso-faringeo.

L’Organizzazione mondiale della Sanità e l’Istituto superiore della Sanità circoscrivono l’uso del tampone ad alcune categorie molto specifiche. I sintomatici, e in particolare coloro che hanno avuto contatti con persone a rischio o sono stati in paesi a rischio coronavirus, in particolare in zone sottoposte a quarantena. A loro vanno aggiunte persone, come medici e infermieri, che per motivi professionali o per specifiche esigenze, sono in contatto con potenziali malati. Dall’elenco vengono esclusi gli asintomatici. In particolare, di fronte a una sintomatologia sospetta (tosse forte, febbre alta, difficoltà respiratorie, etc…), che evoca alcuni segnali del Covid-19, è fondamentale rivolgersi al medico di base che valuterà il da farsi.