CARATTERISTICHE, AFFIDABILITA’ E MODALITA’ DI SOMMINISTRAZIONE

L’infezione del nuovo coronavirus SARS-CoV-2 che provoca la malattia Covid-19 si può scoprire attraverso specifici test a cui vengono sottoposte le persone per cui si sospetta un possibile contagio. Questo, in primis, è necessario per evitare  un’espansione incontrollata del virus riuscendo così a tracciare in modo rapido gli infetti e i loro possibili contatti, e interrompere così la catena di trasmissione del virus.

Vediamo di fare chiarezza a riguardo, per comprendere meglio quali tipi di test vengono utilizzati e qual è la loro affidabilità.

Tampone nasofaringeo classico o test molecolare: è al momento il test più preciso, con un’affidabilità tra il 70% e il 98%. È un esame rapido (eseguito in pochi secondi) che viene effettuato inserendo un bastoncino con una sorta di cotton-fioc, ma in materiale sintetico, all’estremità: può essere inserito nella bocca (tampone oro-faringeo) o nel naso (tampone naso-faringeo). E’ un test semplice e veloce, ma non può essere eseguito da chiunque, solo da personale qualificato e addestrato protetto da mascherina, guanti, occhiali e camice monouso. Si tratta di un test monouso che può essere effettuato anche su individui che si presentano già sintomatici e che consiste, essenzialmente, in un breve strofinamento del bastoncino sulla mucosa. I campioni prelevati sono successivamente inviati a un laboratorio specializzato che, attraverso una procedura chiamata PRC (Reazione a Catena della Polimerasi) amplificherà la presenza di microrganismi virali e individuerà eventuali casi positivi da presenza di patogeni COVID-19. La risposta del tampone avviene, di norma, tra le 24 e le 48 ore dal test, ma a causa della forte affluenza ai test, può essere comunicato anche dopo 3-4 giorni. Ovviamente in attesa del tampone bisogna osservare l’isolamento fiduciario. E’ sempre il medico famiglia e/o la ASL di riferimento a valutare se è necessario fare il tampone; quindi necessita sempre della prescrizione medica e viene effettuato presso le Asl, le strutture ospedaliere, o nei drive in.

  • Tampone rapido: viene somministrato con la stessa modalità del tampone nasofaringeo citato prima ma, a differenza di quello classico, quello rapido non ricerca il il genoma virale ma la presenza di proteine di superficie del virus, chiamate anche antigeni. Ecco perché i tamponi rapidi rientrano nella classe dei “test antigenici”.  E’ definito rapido proprio per il tempo utile ad avere un risultato, in quanto questo avviene nell’arco di 10/15 minuti dal prelievo. Per questo sono stati introdotti, per esempio, nello screening dei passeggeri in aeroporto e in alcune scuole italiane, con l’obiettivo di monitorare più rapidamente l’eventuale diffusione del virus all’interno degli istituti. Tuttavia pecca di efficacia rispetto al tampone classico in quanto se la carica virale è bassa, il test potrebbe risultare erroneamente negativo e non riuscire a rilevare l’infezione anche se è presente, quindi rischia di riportare falsi negativi.
  • Test sierologico: rileva la presenza di anticorpi nel sangue che si generano nel caso una persona sia entrata in contatto con il coronavirus. Questo tipo di test analizza il sangue del soggetto raccolto o con un normale prelievo ematico (test quantitativo) o con una puntura del polpastrello del dito (test sierologici rapidi o qualitativi). Gli anticorpi che i test cercano sono essenzialmente di due tipi: IgM (Immunoglobuline M), che si manifestano all’incirca entro 7-10 giorni dopo aver avuto un contatto con il virus, e IgG (Immunoglobuline G), prodotti dopo 14 giorni, anche se nel caso del coronavirus ancora non è certo quale sia il tempo giusto.  La risposta arriva in circa 15 minuti in laboratorio. In poche ore può essere comunicata all’utente. L’affidabilità va dal 60,9% all’87,3% a seconda del kit utilizzato. Quando il test sierologico si presenta positivo, significa che nel siero del paziente sono presenti specifici anticorpi:

– quando gli IgM sono positivi: indicano un’ infezione recente da SARS-CoV-2
– quando gli IgM sono negativi e igG positivi: indicano un’infezione avvenuta ma ormai superata

Al contrario, quando l’esame è negativo, i risultati potranno essere interpretati in diversi modi:

– il soggetto non è mai stato infettato dal virus SARS-CoV-2;
– il soggetto è stato infettato in tempi estremamente recenti (meno di 8-10 giorni rispetto al momento del test) e non ha ancora sviluppato gli anticorpi necessari a contrastare il virus;
– il soggetto è stato infettato ma il livello dei suoi anticorpi è ancora al di sotto di quello rilevabile con il test sierologico.

E’ bene ricordare che questi test non sostituiscono quello del tampone molecolare, in quanto quest’ultimo rileva effettivamente la presenza del virus in quel momento, al contrario del sierologico che rileva gli anticorpi e quindi se c’è stata un’infezione da covid-19. Infatti, non ci assicura che non ci sia una infezione in atto, in quanto l’assenza di anticorpi non esclude la possibilità di un’infezione in fase precoce, con relativo rischio che un individuo, pur essendo risultato negativo al test sierologico, risulti contagioso.

  • Test salivari: questi sono stati inseriti recentemente e misurano direttamente la presenza o meno del coronavirus, proprio come fa il tampone. In particolare il bersaglio molecolare del test salivare è la proteina Spike di superficie del coronavirus, ossia la glicoproteina grazie alla quale esso riesce ad entrare nelle nostre cellule per replicarsi. Rispetto al tampone, tuttavia, il test rapido salivare non permette di calcolare anche la carica virale (cioè “quanto virus è presente”): può solo dire solo se c’è oppure no. Per questa ragione esso non può sostituire il tampone classico nella diagnosi approfondita.
    Questi test, pur se promettenti, come evidenziano alcuni studi, non sono ancora stati validati al livello internazionale in quanto mostrano delle criticità legate alla minor o maggior densità della saliva che può interferire sulla veridicità del risultato.